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domenica 14 giugno 2009

farfallina di Luca Carboni canzone o poesia...?

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Un fiore in bocca può servire...
non ci giurerei ma dove voli farfallina
non vedi che son qui
come un fiore come un prato
fossi in te mi appoggerei
per raccontarmi per esempio come vivi tu
potresti dirmi sorellina in cosa credi tu
cosa speri cosa sogni da grande che farai
se ti blocchi contro il vento o spingi più che puoi
che paura certe notti ti senti sola mai
Così sola da
da non poterne più
Se hai bisogno d'affetto se ne hai bisogno come me
se hai bisogno d'affetto e di qualcosa che non c'è
... per te tra gioia e dolore che differenza c'è
vuoi dei figli sì dei figli o non ci pensi mai
e il sesso è un problema oppure no
sembri libera e felice a volte piangi un po'
Si dice in giro farfallina che tu l'anima non l'hai
e come fai piccolina a dire si o no
Non pensare che sia pazzo se sto a parlare con te
è che sono solo sorellina così troppo solo che
Ho bisogno d'affetto per oggi tienimi con te
ho bisogno d'affetto ho bisogno anche di te
ho bisogno di amore e di qualcosa che non c'è
Ho bisogno d'affetto... ho bisogno d'affetto...
ho bisogno d'amore...

venerdì 29 maggio 2009

sogno fantasia realtà' emozioni che corrono libere ...con le nuvole nel cielo...

in una lunga cavalcata tra le emozioni , attraverso il labirinto di interminabili corridoi onirici ....... .Pier


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venerdì 15 maggio 2009

Kandinsky-Chagall-Malevich-Filonov a Como



Chagall Kandinsky Malevich Filonov
La settecentesca Villa Olmo ospita, dal 4 aprile al 26 luglio 2009, un raffinato evento dedicato alle Avanguardie Storiche russe, in grado di ripercorrere le vicende di quella grande stagione artistica, dai primi del Novecento agli inizi degli anni Trenta, attraverso i capolavori di Vassily Kandinsky, Marc Chagall, Kazimir Malevič e Pavel Filonov.

Curata da Sergio Gaddi ed Eugenia Petrova, organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, l’esposizione presenta 80 opere, tra oli, tempere e disegni, provenienti dalle maggiori collezioni pubbliche russe, quali il Museo Nazionale di San Pietroburgo.
“Chagall, Kandinsky e Malevič pur con diverse prospettive pittoriche allontanano il linguaggio dell’arte dalla logica della tradizione e della borghesia, superando la visione dominante dell’impressionismo francese per dare vita alle innovazioni formali del cubofuturismo, alle tensioni del suprematismo e alla modernità rarefatta dell’astrazione.
Proprio nel centenario del futurismo è interessante focalizzare l’interesse del pubblico sulla straordinaria importanza dell’avanguardia russa dei primi decenni del Novecento, fino alla svolta realista imposta da Stalin nel 1934. Un grande pregio della mostra è anche la presenza di Pavel Filonov, maestro dell’arte analitica, poco noto in Italia ma di grandissima potenza espressiva.
Le mostre di Villa Olmo, diventate un appuntamento fisso di un circuito espositivo di livello europeo, sono la dimostrazione di come la cultura, vero motore dello sviluppo futuro del Paese, possa essere uno dei più efficaci strumenti di rilancio sociale ed economico contro la crisi”.

Il percorso espositivo si focalizza sulle opere che Kandinsky, Chagall, Malevič, Filonov realizzarono nel periodo a cavallo della prima guerra mondiale, quello cioè più fervido e produttivo di tutta la loro carriera, in cui lo slancio rivoluzionario si trasformò presto in disillusione.
Tra le opere di maggior importanza e fascino si incontrano i dipinti astratti di Kandinsky realizzati tra il 1915 e il 1919, come Due ovali e Ouverture. Bordo viola, entrambi del 1919, o i due oli su vetro del 1918 intitolati l’Amazzoe sulle Montagne e l ‘Amazzone con i leoni
















Di Kazimir Malevič verngono presentate oltre 20 opere che ripercorrono interamente la ricerca dell’artista nato a Kiev ma stabilitosi in Russia, fin dai primi anni del Novecento, in cui manifesta un’apertura nei confronti della pittura europea - impressionista, postimpressionista e Nabis - come ne Il riposo. Alta società in cappello a cilindro del 1908 o Autoritratto del 1910, passando attraverso le opere cubofuturiste, dai riferimenti espliciti a Léger, alla fase suprematista culminante nel Quadrato rosso del 1915, fino alla tarda produzione neofigurativa che Malevič sviluppa negli anni del regime comunista instaurato dopo la rivoluzione del 1917. Opera chiave di questa fase è Testa di contadino del 1928-29, scelta come immagine simbolo dell’appuntamento comasco.









Tra le curiosità che la mostra di Villa Olmo propone, è la ricostruzione, fin nei minimi particolari, della stanza di Marc Chagall, con tutti i mobili e le suppellettili, nella quale il grande pittore russo visse e lavorò, quando abitava a Vitebsk, sua città natale. Tra i capolavori spiccano inoltre un Autoritratto con tavolozza del 1914, L’Ebreo rosso del1915 e Lo specchio, enigmatica opera ricca di spunti e suggestioni, sempre del 1915.










il progetto espositivo permette inoltre di focalizzare l’attenzione su Pavel Filonov, figura oggi molto celebrata in Russia, ma ancora poco conosciuta nel resto del mondo; un pittore visionario, sontuoso e a tratti apocalittico, in cui convive quella combinazione di misticismo e sensualità che rappresenta tuttora un tratto distintivo dell’arte russa, ben rappresentata nell’opera Famiglia contadina del 1914

Pier




sabato 25 aprile 2009

illusione o rara realtà?



Ma esisterà poi per davvero
O è solamente un’illusione ?
Quello che noi chiamiamo amore quel vento caldo di passione?Quella magia che fa volare dentro bufere di emozioni.
Che esalta i nostri cinque sensi e oscura sempre la ragione. E’ come essere un pianeta che ha ritrovato il proprio sole.Gli gira intorno in una danza, preso dall’orbita d’Amore ...........
E' quella legge universale che tende a farci ricercare, quel che di noi ci è stato tolto per poi poterlo ritrovare. E’ quel difficile equilibrio che si raggiunge a caro prezzo , perché non sempre nella vita riesci a trovare l’altro pezzo. L’altrà metà di quel tuo cielo che fa si che la notte e il giorno si uniscano in una danza ........un infinito girotondo………..
Pier

venerdì 10 aprile 2009

la facciata del Duomo di Como



Approfitto con la trattazione di questo argomento per augurare a tutti una Pasqua serena.
Arrivando dal lago sembra che la cupola del Duomo dialoghi con la guglia maggiore che s’innalza dalla facciata. Arrivando da via Vittorio Emanuele, il profilo della facciata è una lama sottile che sale verso il cielo.






Avvicinandosi si mettono a fuoco le sovrappo
ste nicchie con le statue dei Santi Coronati, i protettori degli scalpellini che per secoli lavorarono là sotto, nei locali della Fabbrica del Duomo, in via Maestri Comacini.
Un gioco fiabesco di trafori e una corona di colonnine sulla guglia centrale la distingue dal profilo appuntito delle altre guglie.
Sulla facciata, ai lati del portale principale, sono poste due edicole che ospitano statue, scolpite sempre da Tommaso Rodari,


raffiguranti, singolarmente, non per
sonaggi biblici, ma due laici, i più famosi comaschi dell’epoca romana: Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane.





Il portale laterale rivolto verso il lago, conosciuto in città come ‘porta della rana’ (per la scultura, decapitata all’inizio del Novecento, di un piccolo anfibio che si protende verso una farfalla), è probabilmente il preferito dai comaschi.
Nel medioevo scultura, pittura ed altre forme d'arte presenti nelle chiese erano pensate per la preghiera del popolo analfabeta, e dovevano perciò raccontare gli aspetti principali della messa e i racconti del vangelo, la facciata del Duomo di Como è la rappresentazione esterna di questa preghiera che nasce dall'interno della chiesa e si manifesta poi al di fuori
La facciata è organizzata in un modo che "rispecchia" l'organizzazione dello spazio interno a tre navate, e presenta molte analogie sia con la facciata del Duomo di Milano, sia con quella di Sant'Agostino sempre a Como. La facciata, di chiara matrice gotica (un gotico "italiano" che proprio grazie al diffondersi in tutta Europa dell'opera dei Magistri cumacini andrà via via assimilandosi al gotico internazionale), è suddivisa verticalmente da 4 lesene, decorate da serie di sculture, che suddividono una zona centrale e due laterali; la prima presenta il portale d'ingresso, un rosone ed ai suoi lati due finestre dalla forma allungata, le parti laterali presentano ciascuna una porta d'ingresso ed una bifora posta al di sopra. La maggior parte delle sculture presenti sulla facciata sono riconducibili ad Amunzio da Lurago, o alla sua scuola, e sono realizzate in stile gotico, alcune di queste sculture presentano però caratteri propriamente rinascimentali (sono ad esempio più staccate dalla parete e dotate di autonomia dal fondo mentre quelle gotiche formano un tutt'uno con la parete di fondo).

Al di sopra del portale sono presenti due tondi all'interno dei quali due sculture rappresentano Adamo ed Eva, al di sopra sono presenti cinque sculture di santi poste all'interno di una sorta di loggia (organizzate come in un polittico) con al centro la Madonna e ai suoi lati S. Giovanni Battista e S. Ilario; al di sopra di queste sculture è presente un altro tondo (anch'esso chiaramente gotico) in cui la scultura di un giovinetto, secondo le convenzioni dell'epoca, rappresenta lo Spirito Santo (questo tipo di rappresentazione fu abolita nel '700 da Papa Benedetto XV);

sulla sommità del rosone è posta una piccola edicola in cui una statua rappresenta Dio Padre, al di sopra del rosone sono presenti tre edicole, le due ai lati rappresentano l'arcangelo Gabriele l'una, e la vergine l'altra, mentre quella superiore, al centro (di chiaro stile rinascimentale) rappresenta la resurrezione.







Da questa descrizione si nota come la parte centrale della facciata sia strutturata in modo molto preciso: alla base Adamo ed Eva rappresentano l'umanità, mentre salendo s'incontrano i santi e ancora più sopra e, nel punto più alto Dio.


















Questo tipo di impostazione si rispecchia in quella dell'intera facciata: nella parte più bassa delle lesene sono rappresentati uomini comuni (ad esempio sulla lesena esterna a sinistra è rappresentata una donna, che si è ritenuto essere, erroneamente, Giovanna d'Arco e, a lato un uomo che si è ritenuto essere, anche in questo caso erroneamente, San Giorgio, mentre è semplicemente un capitano di ventura), salendo si incontrano i santi sia sulle lesene sai ai bordi delle finestre nella parte centrale (alcuni chiaramente identificati, altri ancora sconosciuti), salendo lungo la facciata e nell'ideale scala gerarchica, si trova nel punto più alto il "gugliotto" che rappresenta Dio. Parlando della disposizione della facciata è inoltre possibile ritrovare, al centro, la Trinità: lo Spirito Santo rappresentato al di sotto del rosone, questo a sua volta rappresenta Cristo, mentre al di sopra del rosone è rappresentato Dio Padre. Al di sopra del portale e delle porte d'ingresso laterali, sono presenti delle lunette in cui sono rappresentate scene della vita di Maria: al centro sopra il portale è rappresentata l'adorazione dei magi,

mentre le altre scene (presenti anche al di sopra delle porte sui lati della chiesa) rappresentano la visita di Maria ad Elisabetta, la presentazione al tempio, la fuga in Egitto; le due edicole sopra il rosone mostrano invece l'annunciazione.Operando un altro tipo di lettura è possibile notare come la facciata del Duomo di Como rappresenti idealmente la società dell'epoca, che ha partecipato, in diverso modo alla sua realizzazione: così gli ordini monastici sono rappresentati dalle statue dei santi loro fondatori o confratelli, ed allo stesso modo le diverse corporazioni avevano fatto inserire il loro santo protettore, nella parte bassa invece uomini e donne comuni, di cui si è già parlato, rappresentano il popolo nella sua interezza, accanto ad alcuni simboli che Raffigurano probabilmente le famiglie più importanti della città che avevano evidentemente sovvenzionato la costruzione. Così come in una scena tutta la società comasca dell'epoca è idealmente rappresentata nella facciata del suo Duomo. A proposito dei diversi santi rappresentati è possibile notare alcune particolarità probabilmente non casuali: nella lesena di sinistra, in direzione del lago, è rappresentato S. Cristoforo, protettore dei viaggiatori e, a fianco, con bastone e cappa, San Giacomo, pellegrino e viaggiatore per eccellenza, entrambi rivolti verso del lago. Sulla lesena di destra invece troviamo S. Francesco e, vicino, altri monaci francescani, e no sembra casuale che in quella direzione si trovassero all'epoca alcuni monasteri francescani; lo stesso vale per altri santi fondatori di altri ordini monastici, presenti nella città; dovendo poi riempire tutte le "caselle" che compongono la facciata si è poi tralasciata questa sorta di disposizione simbolica, inserendo i vari santi in modo più casuale (non mancano inoltre un paio di ripetizioni dello stesso santo, su una delle lesene e a lato di una finestra in un caso, e su due diverse lesene nell'altro). Parlando invece ancora di composizione geometrica della facciata, è possibile comprendere perché le due finestre ai lati del portale siano più alte di quelle laterali: se a partire dal rosone si immagina di tracciare un cerchio ad esso concentrico, che passi per il tondo in cui è rappresentato lo Spirito Santo, si ottiene il vertice delle finestre centrali, mentre con un altro cerchio, concentrico ai precedenti, che passi per la sommità dell'edicola più alta si trova il vertice delle finestre laterali, infine con un altro cerchio, sempre concentrico ai precedenti, che passi per la sommità del gugliotto, è possibile individuare la posizione delle due porte d'ingresso laterali. In ultimo, anche la posizione del rosone non risulta casuale all'interno della facciata, è infatti possibile notare come, descrivendo il più grande triangolo contenuto all'interno della facciata, il rosone si trovi nel suo centro.

Pier



lunedì 23 marzo 2009

Un paio d'ali


Oggi voglio pubblicare questa poesia di una ragazzina della terza media ,(Arianna Pizzotti) l'ho letta sulla rivista "Como e dintorni ....Credo che essa abbia una valenza universale e si possa applicare a tutte quelle situazioni che vedono l'uomo...., privato della propria libertà, del proprio modo di pensare, della propria identità . Purtroppo molte volte pregiudizi , sicurezza di essere migliori degli altri ,incapacità di accettare le diversità, rendono la vita di ognuno di noi prigioniera di altri ,privata di un paio d'ali per volare .

Pier

domenica 15 marzo 2009

Primavera verrà....


Primavera verrà


Fuori casa oltre il campo
un sentiero mi porta nel bosco

Metà marzo dischiude i suoi fiori per distrarre il mio passo

Sono piccoli e tra
quelle foglie
ormai secche ridanno colore
Alla terra bruciata dal freddo
dell’inverno che muore
Messaggeri dei fasti gioiosi
di quella primavera
Che lontano fa udire
il suo canto in avvicinamento

Quando inebrianti profumi danzeranno nell’aria portati dal vento, tra parole sommesse d’amore sussurrate alla sera, primi vagiti di giovani amori mentre aspetto te primavera… Pier

sabato 7 marzo 2009

OTTO MARZO


Com’eravamo giovani, con tanti sogni in testa
In quelle sere limpide vederti era una festa ..............................
Poi mano nella mano per quelle vie di Como dopo averti aspettata sotto quel portone in centro
Ricordo il momento in cui l’uscio si apriva e il tuo sorriso incontro il mio volto illuminava di dolci emozioni di calde sensazioni



in quella primavera che abbracciava l’estate
E poi quella panchina dietro il tempio Voltiano noi due che dentro agli occhi di ognuno cercavamo la musica d’amore il profumo di un fiore ,la brezza del momento dolcezza di quel vento che ci portava via lontano dentro a un sogno ......................
di poter stare insieme per tutta quella vita
che ci avrebbe veduto con il sorriso e il pianto camminare insieme ognuno fianco a fianco un giorno dopo l’altro lungo il correre del tempo.
Davanti ho un calendario che segna l’otto marzo ............................
E’ un giorno che le donne ricorderanno sempre.
E’ il giorno che sei nata oggi è il tuo compleanno che voglio ricordare con le fotografie immagini che niente potrà mai cancellare…….. E voglio ringraziarti per tutta la pazienza che in questo nostro viaggio ti ha sempre accompagnato ..E voglio dirti scusa per tutte quelle volte che ti ho fatto soffrire e non ti ho capita Voglio che tu ora prenda pian piano le mie dita e come quelle sere lungo il tramontar del sole Guardarti dentro agli occhi e dirti “ti amo Amore”
Pier.

giovedì 5 marzo 2009

_____ Un tuffo nel passato ______





Che sorpresaaaaa! Ieri mi capita tra le mani la rivista COMO&dintorni e a pagina 70 ecco apparire La terribile 5F .A guardarci bene alcuni di noi, me compreso, potrebbero sembrare i componenti di uno dei tanti gruppi musicali dell’epoca .


Quell’anno era uscito dolce Acqua dei Delirium un gruppo musicale dove la voce solista era quella del grande Ivano Fossati .Un Lp dove da un lato c’era un unico grande pezzo che dava appunto il titolo all’omonimo album. Un vero tuffo nel passato un’epoca dove ognuno di noi avrebbe voluto fare grandi cose vedere il mondo, paesi e genti diverse e…… allontanarsi da quelle sponde dove a pochi passi da esse sorgeva la nostra scuola…Così mi ritorna alla mente la canzone “favola del lago di Kriss”contenuta in quell’album e che qui vi propongo.


(Libertà)Notte chiara di luna piena notte chiara sul lago di Kriss
notte chiara di primavera
passa un'ombra sull'acqua di Kriss.
Forse il vento caldo di primavera
fa da guida all'ombra che va
la luna accende fuochi d'argento
sull'acqua calda del lago di Kriss.
"O tu che puoi camminare sull'acqua rimani un poco a parlare con me"l'ombra si ferma ed ascolta la voce parla allora gran lago di Kriss.
"Da mille anni sto fra queste rive non vedo che gli alberi intorno a me il mondo e il pratol'alba e l'imbrunire.
E la mia preghiera l'affido a te fa che io possa vedere il mondo degli uomini e le donne e il mare più profondo le terre più lontane che potrò scoprire la luce più abbagliante che potrò vedere sto da mille anni fra queste rive e la mia preghiera l'affido a te."Luna chiara nel cielo scuro è calda la notte sul lago di Kriss.Risponde l'ombra con la voce del vento"Vecchio lago tu non sai che cosa vuoi! Da mille anni stai fra queste rive il mondo non è ciò che credi tu.Inghiottirebbe il mare più profondo le terre più lontane bruciano la luce più abbagliante vedi tu ogni giorno è pace ciò che senti intorno a te."Notte cupa di cielo scurocala la luna su lago di Krissl'ombra è svanita dissolta nel buiotorna il silenzio sull'acqua di Kriss.

lunedì 2 marzo 2009

Danza notturna



Danza notturna
Volerò sulle ali del vento freddo
salirò lassù su quella luna
che brilla nella chiara notte
per portarti una manciata della sua magica luce. ti farò un vestito di argentea seta
tempestato di mille stelle celesti ed insieme danzeremo sotto la luce di questo cielo notturno I falò dell'accampamento ci faranno compagnia e...i tamburi incalzanti dei nostri cuori daranno il ritmo alla danza dell'amore due bianche figure illuminate dai raggi lunari e dai riverberi del fuoco ormai brace ardente diverranno un sol corpo un solo gemito...
Pier

sabato 28 febbraio 2009

scampoli di cielo



Scampoli di cielo dove corre il pensiero
e si innalza in un canto in quel morbido bianco
interrotto in un tuffo di un azzurro infinito
Eccomi qui col dito .......a cercare il disegno nelle nuvole bianche di un istante di sogno,quella corda che suona un musica eterna, note dolci d’amore che accarezzano il cuore ...Soffi di primavera mentre aspetto la sera che colora di sole questo ultimo sguardo........
Pier

mercoledì 25 febbraio 2009

in un mare di emozioni...




Apro il blog e..subito le note di una melodia carica di malinconia, di desideri e di promesse mi trascina sull’onda di immagini, ricordi ,speranze a venire cullato nel cavo di emozioni che mi portano con sé in risalite e discese di cresta in cresta spumeggiante…. quasi

fossi su una magica canoa a bordeggiare gli orli di un immenso vortice di sensazioni che pulsano del mio sentire del mio affermare che sempre nonostante tutto sono ancora capace di navigare verso il mio sogno ..............Pier

lunedì 23 febbraio 2009

VIlla d'Este Magia di un luogo esclusivo

Gentile visitatore eccomi qui per accompagnarti a visitare qualcosa di veramente particolare ,oltre quelle mura di cinta ti porterò in uno dei luoghi più esclusivi del Lario

Villa D’Este.....A questo nome la mente non può che ripercorrere una lunga strada, fatta di signorilità, classe, stile personalissimo, vicende storiche, amori e scandali.Ma tornando allo splendido albergo, esso non fu sempre tale, infatti, originariamente, fu una residenza lussuosa e spettacolare voluta dal Cardinale Tolomeo Gallio, nato proprio a Cernobbio, diplomatico e segretario di stato presso il Papa. Il munifico personaggio affidò la costruzione della villa, a quanto dice la tradizione, al grande architetto Pellegrino Tebaldi di Valsolda.
In origine la villa, che si chiamò il Garrovo, in ricordo del torrente presso il quale sorgeva, era formata da due distinti corpi di fabbrica, collegati tra loro da un portico, ma subì nel tempo numerose trasformazioni.
L’ultima, la più radicale, risale al 1873 quando il fabbricato venne adibito ad uso alberghiero. Originariamente la villa aveva l’ingresso a lago, poiché, fino a tutto il ‘700, la barca rappresentò il mezzo più comodo per spostarsi lungo le sponde del lago e, man mano ci si allontanava dalla città, l’unico possibile per la quasi assoluta mancanza di strade agevolmente percorribili.
Nel corso del XVIII° secolo, l’intero edificio venne sopraelevato e lateralmente ampliato fino ad assumere una nuova struttura d’insieme, con un corpo centrale a tre piani fiancheggiato da due ali simmetriche più basse.
Così si presentava ancora alla metà dell’800 quando si decise di trasformare l’intero complesso in albergo.




A quel punto vennero innalzate anche le due ali laterali, unificando il tutto in un unico corpo di fabbrica compatto e piuttosto massiccio, nella forma attuale.
Anche l’interno venne a più riprese rimaneggiato; oggi vi si conservano parecchi elementi decorativi ed architettonici, nonché oggetti d’arredo quali tele, sculture e gruppi marmorei, come le statue di Adamo ed Eva del Della Porta (XVI° secolo) e ”Amore e Venere”, forse della bottega del Canova.
Completamente integra è stata mantenuta la “Sala di Napoleone” così detta dall’iniziale dell’imperatore intessuta nella tappezzeria di seta con la quale il generale Domenico Pino, eroe delle campagne napoleoniche, aveva fatto rivestire l’ambiente.All’incirca alla metà del ’700, la villa venne ceduta dai Gallio, che ormai da tempo avevano lasciato decadere la proprietà, essendosi trasferiti per motivi economici nel loro feudo d’Alvito.
Il primo acquirente della prestigiosa proprietà fu il conte Marliani, colonnello dell’esercito, che però, nel giro di pochi anni la cedette al marchese Calderara di Turano, uno tra i più ricchi nobili milanesi. Durante la sua proprietà la villa venne notevolmente impreziosita negli interni e, parzialmente, nelle finiture esterne. Alla morte del Calderara, il complesso passò per via ereditaria a sua moglie che, in seconde nozze, la portò in dote al generale napoleonico Domenico Pino. Singolare figura di ufficiale, come solo nell’epoca napoleonica ve ne poterono essere, il Pino, di non eccelse origini, era però uomo di grandissimo coraggio personale e di indubbie doti strategiche.
Arruolato nelle file di Buonaparte come semplice granatiere, seppe conquistare, per le sue indubbie doti militari, onori e gradi. Col grado di colonnello si presentò per la prima volta alla Villa del Garrovo. È più che certo che, fra la marchesa Calderara, ancora giovane e molto attraente e il fortissimo e focoso ufficiale, nacque una tresca che non poté rimanere sopita per molto. Pettegolezzi e maldicenze non mancarono né a Como né a Milano e il povero Calderara, suo malgrado, per difendere il suo onore secondo le leggi dei gentiluomini di allora, si vide costretto ad un “chiarimento” (così si chiamavano i duelli) con il presunto amante della moglie, il Pino stesso.
Inutile dire che, pur se eseguito secondo tutte le regole della cavalleria e della “legalità tra gentiluomini”, il duello riuscì fatale al patrizio milanese che, pochi giorni dopo lo scontro spirò, non tanto per le conseguenze abbastanza gravi delle ferite riportate, ma per il dolore causatogli dal palese tradimento della moglie.
I due amanti così, lasciato passare almeno un poco di tempo, regolarizzarono la loro situazione e donna Vittoria offrì al secondo marito le ricchezze del primo.
Numerose furono le imprese militari di questo singolare personaggio, che, al di là del suo essere spendaccione, donnaiolo ed intemperante, era però sicuramente un grande soldato.



Nel parco della villa, ancora oggi, sono visibili alcune torricelle e piccole fortezze che vennero fatte costruire da donna Vittoria per celebrare l’impresa dell’espugnazione di Saragozza da parte del marito. Con il tramonto della stella napoleonica, anche per il generale Pino sembrarono addensarsi nubi nere ma … la bellezza della villa del Garrovo abbagliò la allora principessa del Galles, Carolina di Brunswik, una delle donne più chiacchierate della buona società del tempo.Dopo una breve contrattazione, donna Vittoria Pino cedette, per il tramite di don Alessandro Volta, il grande fisico comasco inventore della pila, la villa alla principessa del Galles per 7.500 Luigi d’oro, cioè circa 150.000 lire, una somma addirittura enorme. Era il 17 luglio 1815.
La principessa apportò altri cambiamenti alla dimora che divenne, se possibile, ancora più fastosa e teatro, tra l’altro, della sua focosa storia d’amore con un tal Pergami, un sergente della cavalleria pesante di Napoleone, unico, a quanto dissero le insaziabili lingue malevole dell’epoca, in grado di soddisfare l’inesauribile brama sessuale della principessa.



Fu Carolina a cambiare il nome della villa
“Il Garrovo” in “Villa d’Este”, in onore di un suo lontanissimo antenato, Guelfo d’Este, che diede origine alla sua casata.Per circa quattro anni, dal 1816 al 1820 l’estrosa dama radunò presso di sé una corte cosmopolita variopinta ed allegra, festosa quanto mai ma, animo sensibile, non dimenticò i bisogni del popolo verso il quale si dimostrò sempre generosa e sensibile. Fu infatti sua l’idea di far costruire una strada che unisse Como a Cernobbio e quest’ultima a Villa d’Este. In seguito oscure e per la verità piuttosto tristi vicende personali, richiamarono la principessa in Inghilterra dove il re le aveva intentato una grave causa penale.


Lo stabile allora, affidato solo alla poca
onestà di alcuni guardiani, languì per alcuni anni in stato di quasi completo abbandono, fino al suo acquisto effettuato dal ricco barone Ciani. Il complesso visse ancora qualche anno di splendore, sede di feste ma anche certo di cospirazione antiaustriaca
Gli eredi del Ciani però, non riuscendo più a sopportare le gravi spese di mantenimento, lo trasformarono nell’inimitabile albergo che è ora.
Carissimo ospite,spero che questo rapido volo in uno dei luoghi più belli del lario ti abbia fatto venire il desiderio di vivere queste emozioni personalmente dal vero.
Pier